“Una salvezza o una minaccia?” Commenti e risposte.
Sergio Mannuci
90630 – NUCLEARE SI- NUCLEARE NO
Ho visionato su Internet la conferenza stampa dei tre Prof. Dell’Olio, Casini, Baracca; sarebbe stata molto più interessante se fosse stata esente da un rimbombo che praticamente impediva la piena comprensione delle parole.
Interessate è stata l’illustrazione delle nuove centrali nucleari, per quanto se ne è capito; ma molto più interessante (e troppo lunga) quella delle negatività del Prof. Baracca; certamente non ha detto, per quanto ho capito, grosse novità sulle negatività del nucleare, ormai nel cervello e sulla bocca di tutti da vent’anni a questa parte.
Comunque quel catastrofismo fu terrificante all’epoca del referendum famoso dopo Cernobyl; oggi, a vent’anni di distanza, fanno un effetto diverso dato che di tutti quei disastri annunciati dobbiamo, purtroppo, fare i conti solo con le conseguenze della combustione:
“Secondo un rapporto della Organizzazione mondiale della sanità
- nel 2020 i cambiamenti climatici provocherebbero non meno di 150 mila decessi l’anno in tutto il mondo;
- dal 1995 al 2004 l’Europa ha subito 30 grosse alluvioni colpendo
2 milioni di persone con mille morti;
- nel 2003 si è avuta la più forte ondata di calore che ha provocato 35 mila morti; da qui al 2020 si prevede un aumento delle morti per onde di calore di oltre il 400%.”
Secondo un rapporto della Commissione Europea risultano ogni anno circa 310.000 morti in Europa a causa dell’inquinamento atmosferico, dei quali 65.000 in Germania, 39.000 in Italia: più del 90% delle morti sono causate dalle polveri sottili emesse dagli impianti combustione, auto, industrie, riscaldamento.
Restando a Firenze: secondo le stime dell’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana, risultano ogni anno 350 persone che muoiono per l’effetto dell’inquinamento di cui, 196 per problemi cardiocircolatori 132 per malattie dell’apparato respiratorio.
Nessun accenno ai disastri paventati dal nucleare o dalle sue scorie!
Altro che Cernobyl!
Tutto questo senza tener conto dei disastri ecologici delle petroliere, dei disastri nelle miniere, di fronte alle vittime accertate a Chernobyl:
Durante l’esplosione del nocciolo morirono 2 lavoratori della centrale travolti dai detriti. Altre 134 persone (pompieri ed esercito, circa 1000) che intervennero per spegnere l’incendio furono intossicate dalle radiazioni (non disponevano di protezioni).
Di queste 28 morirono nel 1986 e 19 nei vent’anni successivi.
In totale un rapporto della FAO, poi confermato dal Chernobyl Forum, stima che vi siano state 58 vittime del disastro dal 1986 al 2006.
Il Chernobyl Forum è stato un incontro istituzionale promosso dall’IAEA che ha avuto luogo dal 3 al 5 febbraio 2003, a Vienna. Vi hanno partecipato, oltre all’IAEA, altre organizzazioni dell’ONU (FAO, UN-OCHA, UNDP, UNEP, UNSCEAR, OMS), la Banca Mondiale e le autorità della Russia, della Bielorussia e dell’Ucraina. Un secondo incontro si è tenuto il 10 e 11 marzo 2004 e un terzo dal 18 al 20 aprile 2005.
Lo scopo degli incontri è stato quello di mettere in chiaro in maniera scientifica gli effetti sulla salute e sull’ambiente del disastro di Chernobyl (26-4-1986).
Da allora non si sono avute notizie degne di nota di incidenti in centrali nucleari tali da allarmare l’opinione pubblica (nessun eco dai verdi) per cui oggi le centrali hanno una sicurezza superiori a quelle delle centrali convenzionali.
Dunque il Prof. Baracca consiglia di abbandonare il nucleare perché un qualsiasi piccolo errore può causare danni incalcolabili; la morte paventata di qualche migliaio di persone fa molto più effetto di una morte diluita nel tempo di milioni di persone, cosa già avvenuta di cui solo le statistiche si sono accorte; e non solo le statistiche, ma anche il clima che sta rifiutando ulteriori inquinamenti che produrrebbero danni incalcolabili nell’equilibrio biologico del sistema globale di questa terra ( vedi il rapporto Ipcc).
Che il nucleare sia una energia da trattare con tutti i riguardi non c’è dubbio; è una cosa da valutare sotto ogni aspetto: possibile che solo noi italiani si sia i più furbi del mondo per un simile rifiuto, mentre gli altri popoli siano tanto cretini di accettarlo e di venderci l’energia per far funzionare questo sistema Italia? Con questo abbiamo evitato il pericolo nucleare? Abbiamo dato ai nostri vicini la possibilità di produrre quell’energia a noi necessaria e di cedercela a prezzi da strozzo.
E la sicurezza d’esercizio? Detta energia ci arriva su tre fili di rame esposti a tutte le intemperie o ad eventuali atti terroristici ( ricordate il buio di qualche anno fa?).
E gli Inglesi poi sono tanto cretini da ritrattare le scorie nucleari degli altri paesi solo per far cassa a spese della loro salute pubblica!
A me sembra che ci si qualcosa che non torna.
Il petrolio ed il gas non si possono eliminare; ma la produzione di grandi quantità d’energia elettrica potrebbe provvedere a tutte le esigenze domestiche compreso riscalda- mento e raffrescamento; produrre idrogeno per alimentare i trasporti nelle nostre città e la elettrificazione di tutti i trasporti su rotaia.
Per la navigazione si potrebbe adottare la propulsione nucleare adottata per i sottomarini.
Le scorie, per ora, hanno solo lo scomodo di occupare spazio: in questi 40 anni di nucleare non si sono avuti incidenti degni di nota.
Firenze: 30/06/2009 Dott. Ing. Sergio Mannucci
Da Una salvezza o una minaccia?, 30/06/2009 at 10:51:08
Roberto Del Bianco
Rispondo intanto brevemente (e lascio a chi è più esperto di me il compito di commentare a sua volta).
A parte le cifre sul “pro o contro”, penso che occorra anche soffermarsi su altri aspetti:
1) il combustibile nucleare è destinato ad esaurirsi (specie se si moltiplicano le centrali nel mondo) così saremmo daccapo.
2) Le scorie si accumulano, ed è difficoltoso conservarle indefinitamente per migliaia di anni.
3) Le stesse scorie sono estremamente appetibili per l’industria bellica (armi all’uranio impoverito, plutonio a volontà per bombe) anche se – diciamolo – già quanto accumulato finora basterebbe per tutte le guerre future.
4) … Impareremo mai a consumare di meno?
P.S. Grazie per l’intervento, spero che altri ne arrivino da più parti.
Da Una salvezza o una minaccia?, 30/06/2009 at 21:05:48
Sergio Mannuci
Qundo nella preistoria una tribù scopprì il fuoco, se ci fossero stati gli analoghi antinuclearisti di oggi, si sarebbero comportati nello stesso modo;” bisogna mettere il fuoco al bando perché può bruciare intere foreste e distruggere la vita su questa terra”.
Da Una salvezza o una minaccia?, 03/07/2009 at 16:58:19
Angelo Baracca
È sicuramente positivo un intervento come quello dell’Ing. Mannucci, per alimentare un dibattito che in realtà non c’è: negli innumerevoli incontri che ho fatto nell’ultimo anno sul nucleare non si è MAI riusciti a trovare un interlocutore favorevole con il quale confrontarsi! (Tra questi – ma non ultimo – proprio il dibattito in oggetto). Purtroppo pare a me, con tutto il rispetto, che sia l’Ing. Mannucci a non discostarsi dai soliti argomenti, anche – dispiace dirlo – con errori secondo me gravi. Spero che l’Ingegnere non se la prenda per il tono della mia replica, polemico ma franco. Se gli argomenti che porto non si discostassero molto (e non credo) da quelli “nel cervello e sulla bocca di tutti da vent’anni a questa parte”, il guaio principale è che i progetti nucleari non si discostano molto da quelli di 20 anni fa, giudicati allora impraticabili proprio dopo Harrisburg e Chernobyl! I reattori pomposamente chiamati di “generazione III” non sono molto diversi da quelli di 20 anni fa: un po’ come una “Nuova 500” rispetto a quella originaria.
Ma prima di venire a questi argomenti voglio premettere una convinzione che mi si è sempre più radicata dopo quel dibattito. Dove fonda l’Ing. Mannucci l’affermazione che “gli altri popoli [non] siano tanto cretini da” chiudere i programmi nucleari? Potrebbe fare un elenco dei paesi che li stanno sviluppando in modo così deciso? Spagna, Germania, Svezia hanno deciso di non costruire altre centrali dopo che quelle in funzione termineranno la loro vita. Nell’Europa occidentale nessun paese ha centrali in costruzione, tranne uno in Finlandia e uno in Francia. Solo l’India sembra spingere su questa fonte. La Cina parlava di 20 nuove centrali, ma per ora non se ne vedono che 8 o 10 (attenzione quando si legge delle centrali “in costruzione”, spesso lo sono solo sulla carta, sono progetti: il reattore EPR che qualcuno ha ventilato negli Usa per ora non può essere ordinato perché la Nrc non lo ha licenziato! Sarà un caso?). Saranno i sostenitori del nucleare, e non i suoi detrattori, a deludere l’Ing. Mannucci, perché /non vi sarà nessun vero rilancio del nucleare, né in Italia, né nel mondo/. L’industria nucleare è in crisi, altro che in rilancio. Obama ha rovesciato le scelte di Bush, e non sembra intenzionato a promuovere il nucleare: che senza garanzie statali sui prestiti nessuno finanzia (per divertirsi cerchi /loan guarantees/ con un motore di ricerca). La francese Areva non riesce a vendere l’EPR: ne ha rifilato uno alla Finlandia e uno lo costruisce in Francia, /punto/! E stanno ponendo problemi tecnici colossali (legga il New York Times del 29 maggio 2009: James Kanter <http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/people/k/james_kanter/index.html?inline=nyt-per>, “In Finland, Nuclear Renaissance Runs Into Trouble”). L’EPR, con un salto di una volta e mezzo nella potenza, si sta rivelando un progetto sbagliato.
Quanto al nucleare come alternativa alla combustione, cioè esente da emissioni di CO2, anche questo è un luogo comune “nel cervello e sulla bocca di tutti da vent’anni a questa parte”. Peccato che sia falso. Non potendo entrare in dettagli lo rimanderei al Capitolo di A. Baracca e G. Ferrari nel libro da poco uscito a cura di V. Bettini e G.Nebbia, “Il Nucleare Impossibile”, Utet [o alle referenze: Jan Willem Storm Van Leeuwen e Philip Smith, “Can nuclear power provide energy for the future; should it solve the CO2-emission problem?”, 2005, http://www.stormsmith.nl <http://www.stormsmith.nl>; S. Zabot, “L’energia nucleare è davvero "CO2 free?” http://www.socialpress.it/article.php3?id_article=1949; D. Kimble, “Does nuclear energy produce CO2?”, http://www.energybulletin.net/node/15345]. Ma anche se /per ora/ le emissioni sono /minori /(non nulle: ma possono diventare /maggiori/ quando si esauriranno i minerali più ricchi di uranio), bisognerebbe costruire un migliaio di nuove centrali, a un ritmo di più di 30 all’anno (European Commission, /The Sustainable Nuclear Energy Technology Platform, A vision report/, 2007, http://ec.europa.eu/research/energy): ritiene che il mondo oggi sia in grado di investire /bilioni/ in questo settore?
Quanto alle vittime dei cambiamenti climatici, non si tratta certo di sottovalutarle, per carità, ma non cerchiamo false soluzioni che aggraverebbero solo i problemi. Sulla CO2 già ho detto. Gran parte delle vittime e della perdita di anni di speranza di vita deriva dal traffico automobilistico urbano (può cercare all’ARPAT), per il quale il nucleare non risolverebbe nulla. Su Chernobyl inviterei l’Ing. Mannucci a leggere qualche rapporto indipendente, non per questo meno serio. Cito ad esempio lo studio della European Commission on Radiation Risk (/The Health Effects of Ionising Radiation Exposure at Low Doses and Low Dose Rates for Radiation Protection Purposes/ (ISBN: 1 897761 24 4): _http://www.euradcom.org/2003/ecrr2003.htm_, di cui riporto brevi citazioni:
«Gli studi delle leucemie infantili seguite a Chernobyl /falsificano i modelli di rischio della ICRP di fattori tra 100 e 1.000/. […] Il comitato conclude che /l’attuale epidemia di cancro è una conseguenza di esposizioni al fallout atmosferico globale nel periodo 1959-63, e che rilasci più recenti di radioisotopi nell’ambiente dal funzionamento del ciclo del combustibile nucleare causeranno aumenti significativi di tumori e altri tipi di malattie/. … il comitato calcola il numero totale di decessi causati dal programma nucleare dal 1945. Il calcolo ICRP, basato su dati per le dosi alla popolazione fino al 1989 forniti dalle Nazioni Unite, dà come risultato 1.173.600 decessi per cancro. /Il modello ECRR predice 61.600.000 decessi di cancro, 1.600.000 decessi infantili e 1.900.000 morti fetali. Inoltre, la ECRR predice una perdita del 10 % della qualità della vita integrata su tutte le malattie e le condizioni in coloro che sono stati esposti durante questo periodo al fallout delle testate/.»
Il picco delle conseguenze di Chernobyl deve ancora arrivare. Il 25 marzo 2006 il /Guardian/ titolava più di 500.000 le vittime. Per le centrali nucleari consiglio di leggere anche “Childhood Leukemias Near Nuclear Power Stations “, http://www.ippnw-europe.org/en/nuclear-energy-and-security.html?expand=176&cHash=abf6cd63d1 <http://www.ippnw-europe.org/en/nuclear-energy-and-security.html?expand=176&cHash=abf6cd63d1> (ma mi stupisco che non abbia visto i due servizi di Report, del novembre scorso e di qualche mese fa).
Vedendo che non cita l’incidente di Harrisburg del 1979, immagino che sia della scuola “nel cervello e sulla bocca di tutti da vent’anni a questa parte”, che cioè non abbia avuto conseguenze sanitarie: lo inviterei a leggere i seguenti studi autorevoli: /Bulletin of the Atomic Scientists Settembre/ottobre 2004, /Joseph Mangano, “Three Mile Island: Health study meltdown” (“A quarter century after the accident at Three Mile Island, remarkably few questions about the health effects of that near-catastrophe have been asked–let alone answered”); Harvey Wasserman, “People died–and are still dying–at Three Mile Island”, http://www.commondreams.org/print/39884
Insomma, “chiudere” questi (e tutti gli) incidenti con risposte tranquillizzanti mi sembra molto semplicistico e superficiale.
Poche altre cose, per brevità. Lei riprende quello che è “nel cervello e sulla bocca di tutti da vent’anni a questa parte” ripetendo per la Francia che “Abbiamo dato ai nostri vicini la possibilità di produrre quell’energia a noi necessaria e di cedercela a prezzi da strozzo”. Le cose non stanno così, come cerco di spiegare spesso, come è dettagliato nel mio libro, e lo era anche nel servizio di Report. La Francia ha scelto di legarsi mani e piedi a un sistema nucleare, che è molto rigido, per cui deve produrre una potenza sostanzialmente costante, che copra la domanda di picco, ed è quindi /costretta a svendere/ il sovrappiù quando la domanda cala (salvo comperare energia elettrica di picco molto cara in caso di eventi climatici eccezionali, come l’inverno passato). E a questo proposito, mi consenta Ingegnere, Lei propone alcune cose che sono fondamentalmente errate. Parlare di riscaldamento elettrico domestico, mi consenta, è una bestialità riconosciuta da quando la prima crisi petrolifera del 1973 indusse a ragionare in termini di efficienza (di secondo principio), di /qualità/ dell’energia: la conversione diretta dell’energia più pregiata in calore a bassa temperatura (che può avvenire riducendo le dispersioni /quantitative/) costituisce lo /spreco/ per antonomasia (efficienza di secondo principio dello 0,7 %). Certo, la Francia lo fa, proprio perché si è legata mani e piedi al nucleare (ma si ricordi che ha costruito anche le bombe!) e quell’energia elettrica deve pur utilizzarla. Il risparmio e l’efficienza energetica richiedono oggi di ridurre, e non ampliare, i consumi elettrici, sostituendo quelli “non obbligati”, e quindi più inefficienti (conversione in calore). Mi stupisce che anche Lei, Ingegnere, non faccia distinzioni tra energia elettrica e consumi finali, dei quali l’elettricità copre meno di un quinto. Sono quei quattro quinti che non potranno mai essere coperti dal nucleare il vero problema ! Proprio la Francia vanta i consumi di petrolio pro capite più alti d’Europa. Per ridurre i consumi energetici perché non investiamo i miliardi (decine) che sarebbero necessari per costruire centrali nucleari per costruire invece edifici meno scandalosamente dispersivi di calore?
E ancora a proposito del nucleare, mi stupisce che Lei creda ancora alla propulsione marina, abbandonata da decenni e limitata agli usi militari (sommergibili, con enormi problemi di sicurezza) e a pochi rompighiaccio russi.
Infine mi stupisce anche che Lei non faccia nessun riferimento ai rischi di proliferazione nucleare militare. È proprio convinto che il problema si riduca a quelle teste calde dei coreani e degli iraniani? Pensa che se davvero si rilanciassero grandi programmi civili, in nuovi paesi, non aumenterebbero i rischi di proliferazione? Quello che ha fatto la Corea del Nord – uscire dal TNP con legittimo preavviso, ritrattare il combustibile dei reattori ed estrarre il plutonio – potrebbero farlo in tanti. E visto che Lei sminuisce il problema delle scorie, dovrebbe ricordare che l’«uranio impoverito», residuo del ciclo nucleare, utilizzato militarmente ha generato uno spaventoso inquinamento chemio tossico e radio tossico, ovviamente coperto, o negato, da governi ed organismi ufficiali. Quanto a Sellafield, ha avuto fuoriuscite gravissime (160 chili di plutonio pochi anni fa?) e conseguenze sanitarie gravissime: il perché lo tengano dovrebbe chiederlo al governo britannico (cretino o furbo?). Su tutte queste cose ho referenze scientifiche, che qui tralascio.
Mi auguro comunque, Ingegnere, che il mio tono non lo scoraggi dal replicare, ed allargare questo importante dibattito. Al di là di facili luoghi comuni.
admin @ luglio 3, 2009

